PRATYAHARA E YOGA NIDRA

Il quinto degli otto gradini dell’ottuplice sentiero dello yoga indicato da Patanjali negli Yoga Sutra è pratyahara, il ritiro dai sensi. La disconnessione del cervello dai sensi porta a spostare lo sguardo dall’esterno all’interno, dall’estroversione all’introversione. Sono diverse le pratiche di pratyahara e una di queste, particolarmente efficace, è Yoga Nidra, di derivazione tantrica.

Il primo passo di yoga nidra è il raggiungimento di uno stato di rilassamento via via sempre più profondo. Si passa da quella fase in cui ci troviamo quando ci stiamo addormentando o quando ci stiamo svegliando. Non siamo né da una parte né dall’altra; siamo nella terra di mezzo dove è possibile, attraverso richiami al corpo, agire direttamente ed efficacemente sul cervello. Raggiungiamo in brevissimo tempo la possibilità di piantare il seme di un nostro proposito o desiderio nella parte più profonda di noi, là dove il terreno è fertile e ricettivo. Con l’allenamento costante si arriva in strati sempre più profondi. La coscienza si espande permettendoci di raggiungere in stato di veglia, senza induzione ipnotica, gli strati del subconscio e a volte anche dell’inconscio. 

Durante il percorso verso la profondità ci accorgiamo dell’affiorare di immagini inattese, frutto di pensieri ed esperienze presenti e passate, a volte dimenticate; accumulo di scorie non smaltite stratificate nel subconscio, pronte a risalire in superficie provocando sussulti emotivi. È l’insieme dei condizionamenti, dell’educazione e dei traumi, che annebbia  il nostro sguardo impedendogli di guardare oltre i confini cui è abituato a vedere; una sorta di miopia della psiche. Basta lasciar venire ed andare immagini e pensieri; a volte sono immagini simboliche attraverso le quali i contenuti indesiderati deposti in profondità emergono e si allontanano per sempre da noi. 

Non è una lotta con la mente né con il subconscio. È un processo naturale come tornare a casa. Occorre rimanere vigili e distaccati osservatori. Siamo viaggiatori, guidati dalla voce di chi ci accompagna alla scoperta di aree psichiche piene di sapienza e di talenti che appartengono proprio a noi. Entriamo in territori inesplorati mentre lo stato di rilassamento diventa sempre più profondo. In questo stato è facile addormentarsi, ed è per questo che è bene non perdere il collegamento con la voce che ci guida. Non ci addormentiamo, diventiamo invece padroni del sonno, viaggiamo e agiamo sulla sua frequenza. Entriamo in altri mondi nei quali facciamo delle esperienze che accrescono la nostra energia. Sarà questa, poi, lo strumento che ci permetterà di intervenire sulla realtà della vita conscia, modificandola.

Maria F. Rummele

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